27 Settembre 2026

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Stjepko Gut, jazz e sapori di Sicilia: a Caltanissetta una notte tra musica e territorio

A Largo Barile la seconda serata di “Cuore Siciliano, Battito Jazz”. Sul palco Stjepko Gut con Rino Cirinnà, Angelo Cultreri e Paolo Vicari. Tra il pubblico anche una degustazione di passito, zibibbo e paste di mandorla. Stasera il Festival si conclude con Dual Flow – Brazilian Vibes.

CALTANISSETTA – Ci sono luoghi che ospitano uno spettacolo e luoghi che finiscono per diventarne parte.

Venerdì sera, nella seconda giornata di “Cuore Siciliano, Battito Jazz”, Largo Barile e la facciata di Palazzo Moncada sono entrati dentro il concerto. Pietra, luci, pubblico e musica hanno costruito la scena.

Al centro c’era la tromba di Stjepko Gut.

Una vita attraversata dal jazz internazionale, dagli incontri e dai palcoscenici, arrivata nel cuore di Caltanissetta attraverso ciò che conta prima di tutto in un concerto: il suono.

Attorno a Gut una formazione capace di trasformare l’esibizione in un dialogo: Rino Cirinnà al sax, Angelo Cultreri all’organo Hammond e Paolo Vicari alla batteria.

Non semplici accompagnatori, ma musicisti continuamente chiamati dentro una conversazione fatta di assoli, risposte, pause e improvvisazione.

Gut e Cirinnà, uno accanto all’altro, tromba e sax che si cercano e si rispondono; l’Hammond di Cultreri a costruire spazi e atmosfere; la batteria di Vicari a sostenere e rilanciare il movimento del quartetto.

Davanti, un pubblico che ha seguito, fotografato e registrato. Alle spalle dei musicisti Palazzo Moncada, trasformato ancora una volta in una quinta scenica naturale.

Quando alla musica si aggiunge il gusto

Nella serata c’è stato spazio anche per un altro linguaggio del territorio.

Tra il pubblico è stata proposta una degustazione di vino passito e zibibbo di Fresco di Vigna, accompagnata dalle paste di mandorla del Torronificio Geraci 1870.

Un elemento collaterale rispetto al concerto, senza la pretesa di sottrarre spazio alla musica, ma perfettamente coerente con un Festival che già nel nome prova a tenere insieme un linguaggio internazionale come il jazz e la propria identità siciliana.

Il passito e lo zibibbo, con la loro intensità aromatica, e la mandorla, ingrediente profondamente legato alla tradizione dolciaria dell’Isola, hanno aggiunto alla serata una piccola esperienza sensoriale.

E proprio qui il racconto diventa particolarmente interessante per un territorio.

Perché promuovere un luogo non significa necessariamente interrompere un evento per raccontarne i prodotti. A volte può bastare metterli nelle condizioni di entrare naturalmente nell’esperienza.

Un bicchiere, una pasta di mandorla, Palazzo Moncada davanti agli occhi e, pochi metri più avanti, un quartetto jazz.

Nient’altro.

Tre modi differenti di attraversare il jazz

Dopo la serata inaugurale affidata alla voce di Flora Faja, l’arrivo di Stjepko Gut ha mostrato ancora più chiaramente il disegno della seconda edizione di “Cuore Siciliano, Battito Jazz”.

Non tre concerti semplicemente messi uno dopo l’altro, ma tre modi differenti di attraversare lo stesso linguaggio.

È il percorso costruito da Giuseppe Miraglia, presidente di The Bridge Jazz Club, che ha portato a Caltanissetta musicisti con esperienze, provenienze e sensibilità differenti, mantenendo la musica al centro del progetto.

E la scelta di Largo Barile ha aggiunto qualcosa che difficilmente avrebbe potuto essere progettato: il jazz è entrato fisicamente nel centro storico, mentre Palazzo Moncada è diventato parte dell’immagine stessa del Festival.

Stasera il viaggio guarda al Brasile

Questa sera, sabato 26 settembre alle 20.30, Largo Barile ospiterà la serata conclusiva.

Dopo Flora Faja e Stjepko Gut, il Festival cambierà nuovamente linguaggio con Dual Flow – Brazilian Vibes.

Sul palco Giacomo Tantillo alla tromba e Roberto Gervasi alla fisarmonica, insieme a Stefano India al basso elettronico e Vito Vultaggio alla batteria.

Già l’incontro tra tromba e fisarmonica racconta la direzione del progetto: strumenti provenienti da immaginari differenti che trovano nel jazz uno spazio comune nel quale dialogare.

In mezzo ci saranno il Brasile, il ritmo e l’improvvisazione.

È una conclusione coerente con il percorso delle tre serate: partire dal jazz senza sentirsi obbligati a restare dentro una sola definizione.

E forse anche la piccola esperienza costruita venerdì sera attorno al concerto suggerisce una possibilità per il futuro.

Musica, luoghi e sapori non necessariamente come eventi separati, ma come parti differenti dello stesso racconto di Sicilia.