14 Settembre 2026

Territori DiVini

Territori da vivere

Dal lungomare di Mazara del Vallo, con il Mahara come casa, un viaggio nella Sicilia occidentale tra templi affacciati sul mare, saline rosa, fenici, couscous, mulini e tramonti. Alla vigilia di Ferragosto non vogliamo suggerirvi dove andare domani. Vogliamo farvi venire voglia di partire a settembre.

Domani è Ferragosto.

Se state leggendo questo articolo probabilmente avete già deciso dove trascorrerlo. Magari siete al mare, forse siete rimasti a casa, qualcuno starà preparando una grigliata e qualcun altro avrà già cominciato a pentirsi di avere accettato l’invito a pranzo di amici e parenti.

Noi, invece, abbiamo deciso di portarci avanti. Ho detto Magari non Makari! (scusate).

Vogliamo parlarvi di settembre.

Perché settembre in Sicilia è uno strano mese. Il calendario comincia a suggerire l’autunno, ma il mare non sembra essersene accorto. Le giornate rimangono lunghe, la luce cambia appena, le spiagge lentamente respirano e persino le città sembrano recuperare il passo naturale dopo la grande corsa d’agosto.

È forse il momento in cui la Sicilia smette per qualche settimana di mettersi in posa e torna semplicemente a essere Sicilia.

Ed è proprio allora che ci piacerebbe portarvi a occidente.

Non abbiamo preparato una classifica delle dieci cose da vedere, né un programma da rispettare con l’orologio in mano. Abbiamo semplicemente aperto il nostro archivio fotografico.

È comparso un tempio.

Poi un mulino.

Una salina diventata incredibilmente rosa.

Il Giovane di Mozia.

Erice vista dall’alto.

Un tramonto sullo Stagnone.

E abbiamo pensato che, messi uno accanto all’altro, quei ricordi potevano diventare un viaggio.

Mancava soltanto una casa.

L’abbiamo trovata sul lungomare di Mazara del Vallo.

Si chiama Mahara Hotel.

Il Mahara Hotel sul lungomare San Vito di Mazara del Vallo

Prima ancora dell’albergo c’era il vino

Ci piacciono i luoghi che hanno avuto una vita precedente.

Il Mahara ne ha avuta una.

Prima delle camere, della piscina, del centro benessere e degli ospiti con le valigie, qui c’era un antico stabilimento enologico del Settecento.

E già questo basterebbe a spiegare perché l’albergo sembra appartenere al territorio anziché essere semplicemente appoggiato su di esso.

Oggi è un quattro stelle sul lungomare San Vito, vicino al centro storico di Mazara. L’antico edificio è diventato una struttura di 77 camere, venti delle quali con vista mare, e quattro suite.

Ci sono camere Classic e Superior, le suite, la piscina, una spiaggia convenzionata, il centro benessere, la palestra, il ristorante, il lounge bar e gli spazi per ricevimenti ed eventi.

Tutte informazioni utili.

Ma non sono ancora la ragione per cui vi stiamo portando lì.

La ragione è fuori dalla porta.

Classic, Superior e Suite: il Mahara dispone di 77 camere e quattro suite.

Lasciamo quindi la valigia.

Magari scegliamo una camera vista mare.

Poi usciamo.

Non serve neppure prendere l’automobile.

Siamo a Mazara.

Una città che guarda l’Africa senza voltare le spalle all’Europa

Mazara del Vallo ha una qualità difficile da costruire artificialmente: non ha bisogno di inventarsi una storia da raccontare ai turisti.

Ne ha fin troppe.

Fu scalo fenicio, conobbe la presenza araba, quella normanna e le molte stagioni di una Sicilia che per posizione geografica non ha mai potuto permettersi di essere davvero periferia del Mediterraneo.

Ancora oggi basta entrare nella Kasbah per accorgersi che qualcosa cambia.

I vicoli si stringono, compaiono colori, ceramiche, profumi. La presenza della comunità tunisina non è un dettaglio folkloristico aggiunto per i visitatori: appartiene alla Mazara contemporanea così come le stratificazioni arabe appartengono alla sua storia.

Poi c’è il mare. (La bandiera blu si riferisce a Menfi a meno di 40 minuti da Mazzara)

A Mazara il mare non serve soltanto per fare il bagno.

Ha portato uomini, culture, commerci e pesce. È ancora oggi il cuore di uno dei porti pescherecci più importanti del Mediterraneo. E proprio dal mare, nel 1998, è tornato qualcosa che vi era rimasto nascosto per secoli.

Il Satiro Danzante.

Un pescatore lo riportò accidentalmente alla luce dal Canale di Sicilia. Oggi quel bronzo, dopo il restauro, è custodito nell’ex chiesa di Sant’Egidio ed è diventato uno dei simboli della città.

Non abbiamo una nostra fotografia del Satiro.

Poco male.

Qualcosa dobbiamo pur lasciarvelo scoprire da soli.

Il lusso di tornare

È una parola che nel turismo viene usata spesso: lusso.

Forse troppo.

Una camera può essere lussuosa, così come un ristorante, una piscina o una SPA.

Ma quando si viaggia esiste un altro piccolo lusso del quale si parla meno: avere un posto nel quale tornare.

Dopo aver camminato per Mazara possiamo rientrare al Mahara, lasciare fuori per qualche ora persino la Sicilia e concederci il centro benessere.

Vasca idromassaggio, sauna, bagno turco, doccia cromoterapica.

Oppure piscina.

O magari niente.

Una doccia, un po’ di riposo e poi un aperitivo nel lounge bar.

Non dobbiamo necessariamente trasformare ogni ora di vacanza in un’esperienza da raccontare.

Qualche volta il piacere è proprio non avere niente da raccontare.

Poi, però, arriva la fame.

E siamo a Mazara.

Quindi le cose si complicano piacevolmente.

L’Africa, qualche volta, arriva in tavola

Il ristorante del Mahara racconta la cucina siciliana senza dimenticare che da queste parti il Mediterraneo ha sempre unito molto più di quanto abbia diviso.

Il pescato locale è inevitabilmente protagonista. Ci sono la pasta con le sarde e il timballo di anelletti, ma c’è soprattutto un piatto che a Mazara riesce a raccontare una storia intera senza bisogno di note a piè di pagina.

Il couscous di pesce.

Semola, pesce, brodo, gesti tramandati e contaminazioni diventate tradizione.

E poi c’è lui, il Gambero Rosso di Mazara, che ormai non ha quasi bisogno di presentazioni.

Il Mahara dichiara di costruire la propria proposta gastronomica proprio sull’incontro tra tradizione siciliana, influenze arabe, pescato fresco e materie prime locali.

Adesso possiamo andare a dormire.

Domani non abbiamo preparato un programma.

Abbiamo soltanto una direzione.

Dove finiscono le colonne comincia il mare

Da Mazara a Selinunte il viaggio è abbastanza breve da non sembrare neppure un viaggio.

Poi arriviamo.

E improvvisamente abbiamo davanti più di duemila anni.

Ci sono luoghi archeologici nei quali bisogna fare uno sforzo d’immaginazione per cancellare mentalmente tutto ciò che è arrivato dopo.

A Selinunte questo sforzo, in alcuni punti, non serve.

La pietra finisce e comincia il Mediterraneo.

Forse è proprio per questo che continuiamo a fotografarla.

Cambiano la luce, il cielo, il punto di osservazione. I templi rimangono lì.

E mentre camminiamo tra quelle colonne ci ricordiamo perché abbiamo scelto settembre.

Ad agosto probabilmente avremmo cercato l’ombra.

A settembre possiamo cercare la storia.

Poi, quando siamo stanchi, torniamo a Mazara.

La nostra camera è ancora lì.

Ed è questa semplice certezza a trasformare un albergo in una base dalla quale conoscere un territorio.

Il giorno in cui il paesaggio diventa rosa

Questa volta prendiamo la strada verso Marsala.

Il vino torna a comparire nel nostro viaggio quasi per caso, dopo essere stato presente all’inizio nella storia dell’edificio che oggi ospita il Mahara.

Ma prima delle cantine c’è dell’altro.

C’è lo Stagnone.

E qui dobbiamo lasciare spazio alle fotografie.

No, non abbiamo modificato il colore per convincervi ad andarci.

È proprio così che lo abbiamo visto.

Dall’alto le saline sembrano disegnate con un righello: geometrie d’acqua che cambiano colore e dentro le quali il lavoro dell’uomo ha finito per costruire un paesaggio.

Ma sarebbe un errore guardarle soltanto dall’alto.

Perché dentro quella bellezza c’è il sale.

E dentro il sale c’è ancora il lavoro.

Quello vero.

Poi compaiono i mulini.

E a quel punto la Sicilia cambia nuovamente faccia.

Pochi chilometri prima eravamo davanti ai templi greci.

Adesso stiamo guardando un paesaggio d’acqua, isole e mulini.

Tra poco incontreremo i Fenici.

Un ragazzo che ci aspetta da venticinque secoli

Mozia è piccola.

Talmente piccola che guardandola sulla carta geografica potrebbe sembrare quasi trascurabile.

La storia, fortunatamente, non ragiona in chilometri quadrati.

L’antica città fenicia sorge sull’isola di San Pantaleo, nello Stagnone di Marsala, e conserva testimonianze di una delle civiltà che fecero del Mediterraneo una grande strada d’acqua.

E poi c’è lui.

Il Giovane di Mozia.

Lo abbiamo fotografato.

Lo guardiamo ancora oggi e continuiamo a non sapere se la cosa più affascinante sia la perfezione della figura o il mistero che continua a circondarla.

Chi era?

Un auriga?

Una figura legata al mondo punico?

Un prigioniero?

Le interpretazioni continuano a confrontarsi.

Forse è meglio così.

Ci sono opere che diventano meno interessanti quando qualcuno pretende di averle spiegate completamente.

Usciamo.

Fuori c’è ancora lo Stagnone.

Adesso aspettate

Questo è un consiglio che possiamo darvi senza bisogno di guide turistiche.

Non abbiate fretta di tornare in albergo.

Aspettate.

Ancora un po’.

Ecco.

Adesso sì.

Possiamo tornare al Mahara.

Una giornata buttata via benissimo

La mattina dopo potremmo partire ancora.

Trapani non è lontana.

Erice neppure.

Segesta ci aspetta.

Le Egadi sono là davanti.

Ma potremmo anche prendere una decisione rivoluzionaria.

Non andare da nessuna parte.

Fare colazione lentamente.

Restare in piscina.

Entrare nella SPA.

Uscire per una passeggiata sul lungomare.

Tornare.

Mangiare qualcosa.

Leggere.

Dormire.

Non pubblicare nulla.

Non fotografare nulla.

Non dover dimostrare a nessuno di esserci divertiti.

È ancora consentito, persino nel 2026.

E probabilmente è una delle ragioni per cui vale la pena scegliere un albergo che non sia soltanto un letto nel quale arrivare esausti la sera.

Il Mahara ha piscina, centro benessere, palestra, lounge bar, ristorante e spiaggia convenzionata. Il parcheggio è gratuito e la reception opera 24 ore su 24.

Quindi sì.

Una giornata possiamo anche buttarla via.

Benissimo.

Poi però Erice ci chiama

E noi, che evidentemente non sappiamo stare fermi troppo a lungo, ripartiamo.

Questa volta saliamo.

Quando arriviamo a Erice il mare che nei giorni precedenti avevamo avuto davanti improvvisamente finisce sotto di noi.

Il borgo è pietra, vicoli, chiese, cortili, silenzi e panorami.

Da quassù la Sicilia occidentale sembra quasi più piccola.

È un’illusione.

Perché basta cominciare a fare l’elenco di ciò che abbiamo lasciato fuori per capire che potremmo rimanere un’altra settimana.

Segesta.

Trapani.

Favignana.

Levanzo.

Marettimo.

La Riserva dello Zingaro.

San Vito Lo Capo.

Le cantine.

I borghi dell’interno.

Le spiagge.

Il sito dello stesso Mahara indica la propria posizione come punto di partenza per Selinunte, Segesta, Marsala, Erice e Trapani.

Ma noi un elenco non volevamo farlo.

Quindi fermiamoci qui.

Arrivare è più semplice di quanto sembri

C’è una ragione ulteriore per cui abbiamo scelto Mazara come centro di questo racconto.

Ci si può arrivare facilmente anche da lontano.

L’aeroporto di Trapani-Birgi dista dal Mahara circa 40 chilometri; Palermo Falcone Borsellino circa 105. L’autostrada A29 arriva direttamente a Mazara del Vallo.

Un aereo.

Un’automobile.

Una valigia.

E poco dopo il Mediterraneo è davanti alla finestra.

Questa informazione potrebbe sembrare soltanto pratica.

Per noi non lo è.

Perché un territorio diventa davvero una destinazione turistica quando il viaggio per raggiungerlo smette di essere percepito come un ostacolo e comincia a essere semplicemente l’inizio della vacanza.

Di aeroporti e viaggiatori, magari, torneremo a parlare.

Ma questa è un’altra storia.

Perché proprio settembre?

Perché domani è Ferragosto e sarebbe piuttosto presuntuoso pensare di potervi organizzare le vacanze con ventiquattr’ore di anticipo.

Ma soprattutto perché settembre ci piace.

Il mare siciliano continua ad avere memoria dell’estate.

Le giornate non sono ancora diventate corte.

Le città rallentano.

I luoghi archeologici tornano ad essere luoghi nei quali fermarsi e non soltanto tappe da raggiungere.

E un tramonto può nuovamente permettersi di arrivare senza avere davanti una folla che gli chiede di sbrigarsi.

Il turismo siciliano viene troppo spesso raccontato come se esistesse soltanto nei quaranta giorni centrali dell’estate.

Non è vero.

Forse settembre è proprio il momento giusto per scoprirlo.

Una camera, e tutto questo intorno

Torniamo quindi dove avevamo lasciato la valigia.

Il Mahara Hotel.

Quattro stelle.

Un antico stabilimento enologico del Settecento diventato albergo.

Settantasette camere, venti vista mare, quattro suite.

Piscina, benessere, ristorante, lounge bar.

Il centro di Mazara a pochi passi.

Selinunte da una parte.

Marsala, Mozia e lo Stagnone dall’altra.

E più lontano Erice, Trapani, Segesta e tutto ciò che non siamo riusciti a raccontarvi.

A questo punto comprendiamo anche il claim scelto dall’hotel:

“La Sicilia che non immagini.”

Noi abbiamo fatto qualcosa di diverso.

Una parte di quella Sicilia ve l’abbiamo mostrata.

Le fotografie del territorio pubblicate in questo servizio vengono dal nostro archivio. Sono luoghi nei quali siamo stati, immagini raccolte nel tempo, qualche volta per lavoro e qualche volta semplicemente perché davanti a certe cose viene naturale prendere una macchina fotografica.

Non abbiamo fotografato il Mahara.

Non ancora.

Per questo, per mostrarvelo, abbiamo utilizzato alcune schermate del suo sito ufficiale.

Il resto è nostro.

Ed è proprio questo il nostro invito.

A settembre andateci

Non necessariamente seguendo il nostro percorso.

Anzi, possibilmente no.

Fate il vostro.

Fermatevi un giorno in più a Mazara.

Saltate Erice e andate a Favignana.

Perdetevi in una cantina di Marsala o dei dintorni.

Restate due ore davanti al Giovane di Mozia oppure guardatelo cinque minuti e poi sedetevi davanti allo Stagnone.

Passate un’intera giornata in piscina.

Mangiate il couscous.

Aspettate il tramonto.

Cambiate programma.

Una vacanza riuscita non è quella nella quale siamo riusciti a fare tutto.

È quella dalla quale torniamo pensando che qualcosa è rimasto da fare.

Perché significa che abbiamo finalmente una ragione per tornare.

E se volete utilizzare il Mahara come casa di questo viaggio, camere, servizi, offerte, centro benessere e disponibilità sono su https://maharahotel.it/

Noi il posto ve lo abbiamo suggerito.

La Sicilia intorno ve l’abbiamo mostrata.

Adesso manca soltanto una cosa.

La vostra valigia.

Buon Ferragosto.

E, se non avete ancora programmi, buon settembre in Sicilia.