Gennaio 16, 2026

Borgo Schisina, il sogno sospeso dei borghi agricoli siciliani

L’appello di Lucia Pinsone al Presidente Schifani: “Un Eco-Villaggio della Salute per ridare vita a un patrimonio dimenticato”

Ai piedi dei Monti Peloritani, sul versante occidentale che guarda l’Etna, sorge Borgo Schisina, un piccolo agglomerato di case costruite negli anni Cinquanta nell’ambito della Riforma Agraria voluta dalla Regione Siciliana. Dovevano essere i villaggi rurali per accogliere le famiglie di contadini a cui venivano assegnate le terre liberate dai latifondi. Ma quel sogno di rinascita contadina non si è mai realizzato.

Oggi, di quei borghi, restano solo muri spogli, finestre vuote e la memoria di un progetto rimasto incompiuto.

Proprio da Borgo Schisina parte l’appello della dottoressa Lucia Pinsone, presidente dell’associazione RIDAS ONLUS, che da anni lavora per restituire un futuro a questi luoghi. Durante una recente escursione nei Peloritani, tra il silenzio delle montagne e il respiro dell’Etna, la presidente ha lanciato un videomessaggio diretto al Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, chiedendo attenzione e un confronto concreto.

«Dal 2015 chiediamo che questi borghi vengano valorizzati nel rispetto della loro destinazione originaria, ma con una visione nuova — spiega Pinsone —. Il nostro progetto prevede la creazione di un Eco-Villaggio della Salute, un centro sociosanitario diffuso che possa ospitare servizi di riabilitazione post-infarto e post-ictus, un centro Alzheimer, spazi per ragazzi autistici, un “dopo di noi” per le famiglie, oltre a laboratori artigianali e luoghi di lavoro per donne vittime di violenza. Tutto questo senza chiedere un solo euro alla Regione, grazie a investimenti privati già garantiti.»

L’associazione RIDAS ONLUS, che ha elaborato un business plan completo e un piano di fattibilità tecnica, ha più volte presentato la proposta all’ESA – Ente di Sviluppo Agricolo, trovando nei funzionari una disponibilità positiva. Ma l’iter amministrativo si è arenato a livello locale, nonostante ben otto riunioni con il Comune di Francavilla di Sicilia, cui cinque dei sette borghi furono affidati nel 1986. Da allora, nessuna reale valorizzazione è mai stata avviata.

«Gli investitori — spiega Pinsone —, anche stranieri, avevano già depositato una lettera di credito in una banca svizzera per garantire l’intero progetto. Ma senza l’ultimo via libera, tutto resta fermo. Mancano poche firme, ma ogni giorno che passa si perdono tempo, risorse e credibilità.»

L’appello è chiaro: non si chiedono fondi pubblici, ma solo la possibilità di restituire alla Sicilia un bene che oggi cade in rovina.

Cinque borghi dipendono ancora dal Comune di Francavilla, mentre due sono tuttora di proprietà della Regione Siciliana. Da qui la richiesta diretta al Presidente Schifani:

«Presidente, questi borghi possono diventare un fiore all’occhiello della nostra terra. Le chiediamo di ascoltare il nostro progetto, di aiutarci a ridare dignità a questo patrimonio che rischia di scomparire. Abbiamo ancora tempo, ma serve una decisione.»

Il videomessaggio si chiude tra le pietre dorate di Borgo Schisina e il verde dei Peloritani, con una frase che racchiude il senso di tutto il progetto:

«La salute, la terra e la bellezza possono convivere. Basta solo il coraggio di crederci.»

Un invito alla politica, ma anche ai cittadini, a non lasciare che l’ultima occasione di rinascita dei borghi rurali siciliani si perda tra la burocrazia e l’indifferenza.